Questo Comune intende approvare il progetto di una rotatoria stradale. L’intervento occupa in parte i terreni già destinati dal Piano Urbanistico Comunale vigente ad area per spazi pubblici attrezzati a parco e per il gioco e lo sport (S3) e area per parcheggi pubblici (S4)
Entro il termine di 5 anni dall’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio non è stata dichiarata la pubblica utilità delle opere perciò attualmente trova applicazione l’art. 9 del D.P.R. 380/01 (T.U. in materia edilizia).
Si chiede se è corretto procedere prima alla reiterazione del vincolo preordinato all’esproprio (comma 4 dell’art. 9 del D.P.R. 327/01) e in seguito nel corso di 5 anni della durata del vincolo preordinato all’esproprio disporre la realizzazione sul bene vincolato di opere pubbliche (rotatoria stradale) diverse da quelle previste originariamente (comma 5 art. 9 D.P.R. 327/01).
Nell’ipotesi che tale procedura non è corretta si chiede quale procedimento seguire per la conclusione dell’iter.
Questo comune deve realizzare una fognatura con relativa vasca di prima pioggia. Parte di questa fognatura passerà su terreni inseriti nell’ambito di un piano di inquadramento operativo approvato dal Consiglio Comunale, suddiviso in 3 comparti. Volendo procedere alla costituzione di servitù, dobbiamo porre il vincolo preordinato all’esproprio? Considerato che nel PIO gli azzonamenti sono individuati nella quantità, ma la loro posizione è flessibile nel momento in cui lo stesso verrà attuato, il valore dell’indennità da corrispondere deve essere determinata con riferimento al singolo azzonamento relativo ad ogni area da acquisire o attraverso una valutazione “uno per l’altro”, cioè facendo una media dei valori e spalmandola su tutti i mq di estensione del PIO?
Il nostro comune ha in programma l'approvazione di un complesso di varianti urbanistiche delle quali alcune precedono l'apposizione ex novo del vincolo preordinato all'esproprio, altre invece la reiterazione del vincolo precedentemente apposto ma scaduto per decorrenza del termine quinquennale.In quest'ultimo caso si pone pertanto la questione dell'indennità dovuta al proprietario delle aree da assoggettare nuovamente al suddetto vincolo espropriativo, così come previsto dall'art.39 del D.P.R. n. 327/2001. La citata norma (rinviando ad una futura "organica risistemazione della materia"), non fornisce tuttavia al momento indicazioni precise in merito alla metodologia di calcolo dell'indennità in parola, limitandosi unicamente a stabilire al comma 1 che la stessa dovrà essere commisurata al danno effettivamente prodotto, lasciando indeterminate diverse problematiche.In particolare, in assenza di uno specifico intervento del legislatore in materia, quali potrebbero essere i criteri estimativi più appropriati per la determinazione dell'indennità in caso di reiterazione del vincolo? Sussiste comunque l'obbligo per l'Ente di liquidare l'indennizzo indicando una somma determinata nei provvedimenti che approvano la variante, ovvero è possibile limitarsi unicamente ad una generica previsione dello stesso, visto anche il disposto del comma 2 del citato art. 39?
Con deliberazione C.C. nel .2006, conformemente al piano generale, è stata approvata definitivamente una variante al P.I.P., che comprende aree già inserite in un PIP entrato in vigore nel 1995 e scaduto nel 2005.
Si chiede se la variante ha comportato il decorso di un nuovo termine decennale di efficacia del vincolo e conseguentemente la reiterazione della dichiarazione di pubblica utilità.
L'amministrazione deve procedere all'acquisizione di uno stabile per la realizzazione di un centro lettura, con finanziamento a carico della Regione Nell'ambito dello strumento urbanistico vigente, adottato precedentemente all'intervento in argomento, tale immobile di proprietà privata, non è sottoposto al vincolo preordinato all'esproprio per la realizzazione dell'opera specifica. Può la Giunta Comunale, in assenza del vincolo all'interno del piano generale, approvare il progetto preliminare dell'opera apponendo contestualmente il vincolo preordinato all'esproprio; in caso non sia possibile, visti i termini ristretti per la spendibilità del finanziamento, può l'ente acquisire l'immobile con atto di compravendita al di fuori della procedura espropriativa, considerando anche il fatto che il prezzo di acquisto in entrambe le procedure corrisponde al valore venale dell'edificio?
In un progetto comunale, conforme al piano vigente, è prevista una rotatoria di forma circolare. Per motivi tecnici, in sede esecutiva, si rende necessario cambiare la forma da circolare ad ellittica per cui variano, anche se di poco, sedimi e destinazione aree, che in ogni modo ricadono sempre all’interno delle zone di rispetto. Come comportarsi per rendere conforme la nuova forma della rotatoria?
In attuazione dell'art. 13, comma 7, del T.U. può il decreto di esproprio essere emanato oltre i cinque anni dalla efficacia della pubblica utilità non prevedendo le disposizioni urbanistiche un termine per l'emissione del decreto di esproprio?
Vi sono disposizioni che consentono esecuzioni di piani territoriali o urbanistici, anche di settore o attuativi entro termini maggiori di quelli previsti dall'art. 13, comma 4, dello stesso T.U.?
Trattasi di intervento di pubblica utilità teso alla realizzazione di verde attrezzato in centro urbano del capoluogo. L'intervento dovrà realizzarsi in zona omogenea "verde attrezzato" definita dal PRG vigente (vedasi stralcio planimetrico di PRG allegato al presente quesito inviato via e-mail) adiacente a zona omogenea "A1" confinate con zona omogenea "E5" compreso tra due zone omogenee "B1", quest'ultime con indice fondiario 1,8 mc/mq.- L'Area, delimitata come zona omogenea "verde attrezzato" per la maggiore estensione catastalmente risulta essere pascolo cespugliato e la restante zona uliveto mentre, di fatto, è tutta uliveto. Pertanto, qual è la corretta valutazione di indennizzo da applicare: terreno non edificabile o terreno con vocazione edificatoria di zona omogenea "B1"?
Nel 2000 è stato approvato definitivamente un P.P. suddiviso in comparti territoriali e sottocomparti; ciascun comparto è regolato da proprie norme (con destinazioni d'uso, superfici lorde d'uso ecc.). Un sottocomparto vincola terreni privati ad opere di interesse pubblico. Si chiede se la durata del vincolo è di cinque anni (come sostengono i proprietari dei terreni) o di dieci?
Il quesito attiene all'apposizione del vincolo preordinato all'esproprio per opere pubbliche o di pubblica utilità da realizzare da parte di concessionari che, in base alla convenzione stipulata, si impegnano a produrre i progetti preliminare, definitivo ed esecutivo delle opere pubbliche che dovranno realizzare. Come procedere, trattandosi di progetti non conformi al piano urbanistici vigente, per l'apposizione del vincolo preordinato all'esproprio e la dichiarazione di pubblica utilità?
A seguito dell'avvio del procedimento per l'apposizione del vincolo preordinato all'esproprio (variante a progetto preliminare) il proprietario contesta la regolarità dell'avviso per mancanza di uno dei caratteri essenziali previsti dall'art. 8 comma 2 c - b della Legge 7.08.1990, n. 241 (la data entro la quale, secondo i termini previsti dall'art. 2 commi 2 e 3, deve concludersi il procedimento e i rimedi esperibili in casi di inerzia dell'amministrazione).
Si chiede se la norma invocata dal proprietario, che tratta di Enti pubblici nazionali, sia applicabile anche agli enti locali quali i Comuni e le Comunità e se in materia si applichi il T.U.?
Nell'ipotesi in cui si debba procedere alla costituzione di una società di trasformazione urbana (STA) e tutte le opere da realizzare nell'ambito di intervento siano conformi al PRG, attraverso quale atto e/o strumento è possibile imporre il vincolo preordinato all'esproprio, atteso che questo non sembra sussistere?
Che cosa succede se il vincolo preordinato all'esproprio, in attuazione del quale è stato regolarmente approvato un progetto definitivo, decade prima dell'emissione del decreto di espropriazione?
Data la disapplicazione in Regione Lombardia dell'art.19 DPR 327/01 si chiede quale sia la procedura da seguire e, in particolare, qualora non si volesse ricorrere alla variante urbanistica ex art. 2 lett.a) LR 23/97 (per via dei tempi lunghi: l'approvazione del progetto dovrebbe attendere l'esecutività della variante) se si possa approvare contestualmente variante e progetto con riferimento alla LR 70/83 artt.50-51 e, in questo caso, con quali passaggi formali tenendo presente che la finalità è quella di arrivare all'esproprio formalmente corretto dell'area.
Per un opera interrata (condotta sotterranea) é sempre necessario predisporre la variante urbanistica?